top
giovedi santo san paolo fuori le Mura

Giovedì Santo 2026 a San Paolo fuori le Mura, Messa “in Coena Domini”

L’Omelia del Rev.mo Abate Donato Ogliari

Messa “in coena Domini

Gv 13,1-15

La caratteristica della Messa “in coena Domini” del Giovedì Santo – quella che stiamo celebrando – consiste nel suo rendere presente, attraverso la dimensione rituale, il Mistero pasquale di Cristo morto e risorto. Questa dimensione rituale è stata inaugurata da Gesù stesso durante l’Ultima cena quando istituì l’Eucaristia come rito della “nuova ed eterna alleanza”, anticipando simbolicamente la sua morte in croce tramite lo spezzamento del pane (simbolo del suo corpo) e il versamento del vino (simbolo del suo sangue).

Ogni volta che partecipiamo all’Eucaristia – “memoriale” del sacrificio redentore di Gesù – entriamo anche noi nel vivo di questa alleanza associandoci alla consegna che Gesù ha fatto di Sé per la nostra salvezza, secondo un prestabilito disegno d’amore del Padre. La “novità” e la “eternità” dell’alleanza che Gesù ha istituito col suo sacrificio sulla croce – sacrificio anticipato appunto simbolicamente nell’Ultima Cena – sono, infatti, basate sul dono di Sé, sbocciato da un amore infinito di cui solo il Figlio di Dio fatto uomo poteva dar prova.

Come abbiamo sentito nel brano evangelico, il racconto dell’Ultima cena di Gesù è introdotto dall’evangelista Giovanni con le seguenti parole: «Avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine». Il significato profondo di queste parole sarà mostrato da Gesù, subito dopo, con il gesto della “lavanda dei piedi”. L’evangelista Giovanni, infatti, a differenza degli altri evangelisti, non riferisce le parole pronunciate da Gesù sul pane e sul vino – le cosiddette parole “consacratorie” dell’eucaristia –, ma richiama l’attenzione su quel gesto con il quale, inaspettatamente, il Signore sorprende i suoi discepoli chinandosi a lavare i loro piedi.

Quel che accomuna i gesti rituali compiuti sul pane e sul vino e il gesto della lavanda dei piedi è il fatto che entrambi sono stati messi da Gesù sotto il segno inequivocabile di un comando. Per l’istituzione dell’Eucaristia: «Fate questo in memoria di me», e per la lavanda dei piedi: «Anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio (…) perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».

Nel Vangelo di Giovanni, dunque, non solo il pane e il vino dell’Ultima cena, ma anche la lavanda dei piedi è un’icona della morte redentrice di Gesù in croce. Nell’uno come nell’altro caso, infatti, la prospettiva è la medesima: quella del dono umile di sé, quella di Gesù, Signore e Maestro, che si abbassa per servire i suoi discepoli per puro amore. Così, mentre il pane spezzato e il vino versato durante l’ultima cena traducono simbolicamente la morte redentrice di Gesù, la lavanda dei piedi traduce concretamente l’itinerario di abbassamento umile e amoroso con cui Gesù va incontro a tale morte.

L’amore “fino alla fine” di Gesù, il Santo, il Figlio di Dio, si qualifica proprio così: come un amore umile e gratuito, che non disdegna di inginocchiarsi dinanzi ai suoi discepoli come avrebbe fatto un servo dinanzi al suo padrone, pur di arrivare a toccare le loro ferite e risanarle, pur di raggiungere e purificare i loro peccati, come si evince dal mini-dialogo che Gesù intesse con Pietro. Sarebbe troppo difficile e umiliante per noi riconoscere il nostro peccato e il bisogno di essere salvati dalle nostre sporcizie, se il Signore, per primo, non ci venisse incontro mettendosi alla nostra portata e facendosi nostro servitore.

Ora, sorelle e fratelli carissimi, il mistero di questo “amore fino alla fine” – amore che accetta di abbassarsi per poterci raggiungere e salvare, amore che Gesù ha portato fino alle estreme conseguenze sulla croce – lo possiamo sperimentare ogni volta daccapo nell’Eucaristia. Non è però un amore che ci raggiunge perché noi lo tratteniamo per noi. Prendere parte all’eucaristia significa, infatti, are anche della nostra vita – sull’esempio di Gesù – un dono di amore agli altri. Questo è ciò che Gesù ha comandato ai suoi discepoli e che continua a chiedere a noi oggi, in ogni eucaristia: «Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».

Sorelle e fratelli carissimi, rendiamo grazie a Gesù perché col suo sacrificio ha reso visibile l’amore incommensurabile di Dio, quell’amore che si fa presente in ogni Eucaristia, con la quale il Signore Gesù continua a nutrire con il suo corpo e il suo sangue la nostra vita e la nostra sequela di lui.

Sì, grazie all’Eucaristia, il Crocifisso Risorto è il nostro viatico sulle strade del mondo, la riserva inesauribile di senso, la luce gioiosa che trafigge i nostri peccati e ci risana interiormente, il fuoco ardente di carità che ci sospinge ad abbassarci dinanzi ai nostri fratelli per testimoniare loro la dolcezza dell’amore misericordioso con cui tocca ora a noi profumare il mondo.

Vorrei riassumere questi brevi pensieri con le parole di una grande testimone del Vangelo del XX secolo, la Venerabile Madeleine Delbrêl:

«Se dovessi scegliere / una reliquia della tua Passione,/

prenderei proprio quel catino / colmo d’acqua sporca./

Girare il mondo con quel recipiente / e ad ogni piede /

cingermi dell’asciugatoio / e curvarmi giù in basso,/

non alzando mai la testa oltre il polpaccio /

per non distinguere / i nemici dagli amici,/

e lavare i piedi del vagabondo,/ dell’ateo, del drogato,/

del carcerato, dell’omicida,/ di chi non mi saluta più,/

di quel compagno per cui non prego mai,/ in silenzio /

finché tutti abbiano capito nel mio

il tuo amore».  AMEN

Pubblica un commento