Domenica di Pentecoste a San Paolo fuori le Mura, l’Abate Presidente, Dom Ignasi M.Fossas, presiede la Celebrazione
Domenica di Pentecoste– A –
Omelia di P. Ignasi M. Fossas osb, Abate Presidente della Congregazione SC
25 maggio 2026
Atti 2, 1-11; Ps 103; 1Cor 12,3b-7.12-13; Gv 20, 19-23
Lo Spirito Santo è il primo dono del Cristo Risorto. Lo abbiamo sentito nel Vangelo. Cristo risorto si fa presente in mezzo ai discepoli la domenica, gli saluta: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo».
Siamo di fronte, potremmo dire, alla penultima tappa dell’economia della redenzione.
La Terza Persona della Santa Trinità scende al nostro livello per ripristinare in noi la somiglianza divina persa per il peccato.
Siamo di fronte al mistero di Dio e al mistero dell’uomo. Per ciò occorre ascoltare con orecchio attento e animo ben disposto la rivelazione biblica, con il suo linguaggio poetico, ricco di immagini e molto concreto.
Il dono dello Spirito Santo è condizione “sine qua non” per essere salvati, per entrare in comunione con Cristo, per avere la forza di vivere come discepoli del risorto.
Il dono dello Spirito Santo opera in noi la vera salvezza, guarisce in noi le quattro ferite provocate dal peccato, che sono quattro separazioni radicali in fondo al nostro cuore: separazione nei confronti di Dio, di noi stessi, degli altri e della creazione.
La trasfigurazione dei sensi che lo Spirito Santo realizzò negli apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni sul monte Tabor, sicché potessero percepire la piena realtà del Signore Gesù, vero Dio e vero Uomo, la trasfigurazione dei sensi che realizzò negli altri apostoli e i discepoli impauriti dopo la crocifissione di Gesù, oggi lo stesso Spirito la ripropone a noi e a tutti quelli che celebrano i sacramenti nella Chiesa.
Se acconsentiamo liberamente al Dono dello Spirito, mossi dalla sua forza, saremo in grado di unire la nostra vita a quella di Cristo, potremo sintonizzare il nostro cuore con quello di Cristo, per unire la nostra offerta a quella di Cristo al Padre, e far diventare le nostre esistenze quotidiane un canto di lode gradito a Dio.
Il linguaggio biblico usa diverse immagini per parlare dello Spirito Santo. Nelle letture che sono state proclamate oggi, spunta l’immagine del fuoco.
Il fuoco come segno dello Spirito è già presente in Es 3,2 nellepisodio del roveto ardente. Poi, Dio comanda al popolo di Israele di mangiare l’agnello pasquale arrostito al fuoco (Es 10, 8-9); più avanti lo stesso libro dell’Esodo dice che il Signore accompagnava il popolo di notte per il deserto con una colonna di fuoco (Es 13,21 e 40, 38). Ancora nell’Esodo (Es 19,18) il Signore scende sul Sinai nella nube e nel fuoco e La gloria del Signore appariva agli occhi degli Israeliti come fuoco divorante sulla cima della montagna (Es 24, 17).
Sul Sinai il Signore Dio diede al popolo le dieci parole, i dieci commandamenti. Sul monte vicino al lago di Tiberiade, il Signore Gesù diede ai discepoli le Beatitudini. Gli israeliti festeggiano nella Pentecoste il dono della legge, noi cristiani rendiamo gloria a Dio per il dono dello Spirito, l’unico necessario per compiere i comandamenti del Signore.
Nel libro del Levitico i sacrifici del popolo di Israele dovevano essere consumati dal fuoco in onore del Signore. Il sacrificio di Xto nella croce diventa offerta di lode gradita a Dio perché fatta all’interno della corrente di amore tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. I nostri sacrifici, uniti a Xto e consumati dal fuoco dello Spirito Santo, diventano in Lui offerta gradita a Dio.
Lo Spirito Santo, che è Dio con il Padre e il Figlio, trasforma sacramentalmente i doni del pane e del vino nel corpo e il sangue di Cristo. Lo stesso Spirito è sempre pronto all’incontro con ognuno di noi per trasformare il nostro cuore, la nostra intera vita, secondo il progetto di Dio. Lo Spirito ci ritorna la possibilità di una comunione vera con Dio, con noi stessi, con gli altri e con la creazione.
Per ciò cantiamo con il salmista:
Sia per sempre la gloria del Signore;
gioisca il Signore delle sue opere.
A lui sia gradito il mio canto,
io gioirò nel Signore.
Amen. Alleluia. Alleluia













































































