Solennità della Assunzione della beata Vergine Maria, l’omelia dell’Abate Donato
SOLENNITÀ DELL’ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA
2026
Il significato dell’Assunzione di Maria Vergine al cielo è efficacemente racchiuso nelle parole del Prefazio – la preghiera che introduce il canto del Santo – là dove si dice che Dio non ha voluto «che conoscesse la corruzione del sepolcro colei che ha generato il Signore della vita».
Sono parole che stabiliscono un’intima associazione tra Gesù e sua madre Maria. Come, infatti, Gesù è risorto dai morti e vive immortale, così Maria, con la sua assunzione al cielo, condivide il destino del Figlio che aveva generato per opera dello Spirito Santo. Salendo al cielo in corpo e anima, anche lei è infatti risparmiata dalla corruzione del sepolcro, proprio come il Figlio suo Gesù.
A ben guardare, tuttavia, il dogma dell’Assunzione – proclamato solennemente da papa Pio XII nel 1950, ma creduto fin dai primi secoli del cristianesimo – non riguarda esclusivamente Maria, ma tocca anche noi. Nel destino glorioso che Maria ha condiviso col figlio suo Gesù è, infatti, racchiuso anche il nostro destino. Ecco perché – ed è ancora una volta il Prefazio a ricordarcelo – Maria è per noi «un segno di consolazione e di sicura speranza», poiché anche il nostro corpo – benché non sappiamo come – risorgerà trasfigurato e si riunirà misteriosamente all’anima immortale per vivere eternamente in Dio. A risorgere, cioè, sarà tutto il nostro essere, l’unità e l’unicità dell’anima e del corpo.
Quel che ci attende, e che Maria – assieme al suo Figlio Gesù – ci ha anticipato, è dunque un destino bello e luminoso. Ad esso dovremmo pensarci un po’ più spesso, perché ci aiuterebbe a guardare in modo diverso alla nostra vita, non con gli occhi di chi assolutizza e idolatra il corpo o di chi, per converso, lo disprezza, ma con la consapevolezza che tutto quello che noi siamo – incluso, appunto, anche il nostro corpo – non è votato a scomparire nel nulla, ma è destinato a entrare misteriosamente a far parte della vita divina.
Detto questo, volgiamo lo sguardo alla Parola di Dio che è stata proclamata per attingervi alcune indicazioni che possano aiutarci a vivere quaggiù con lo sguardo proteso verso quello che ci attende un giorno nell’aldilà.
La prima lettura, tratta dal Libro dell’Apocalisse, ci presenta una scena drammatica: da una parte una donna vestita di sole che sta per partorire un figlio e, dall’altra, un drago rosso, simbolo del Maligno, che si appresta a divorare il nascituro. La donna vestita di sole è immagine della Chiesa, anche se lungo i secoli la tradizione cristiana l’ha interpretata come il simbolo di Maria, di colei, cioè, che ha partorito il Figlio di Dio.
Questa scena della donna vestita di sole – simbolo a un tempo della Chiesa e di Maria – ci ricorda che anche noi siamo chiamati a partorire ogni giorno il Cristo con la nostra vita, con le nostre parole e il nostro comportamento, e a testimoniarlo nel mondo, contrastando il male (il drago) che, in maniera multiforme e talora seducente, cerca di distoglierci dalla sequela di Gesù e del suo Vangelo. E per quanto il male possa apparire pervasivo e dominante, questo brano dell’Apocalisse ci rassicura sul fatto che l’ultima parola appartiene a Dio, e ci incoraggia a mantenere salda la nostra fede in Lui anche in mezzo alle prove della vita.
Per quanto riguarda il Vangelo – la visita di Maria alla cugina Elisabetta e il canto del Magnificat – vorrei soffermarmi solo sulla prima parte, là dove si dice che Maria «si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda».
Per comprendere il significato profondo della locuzione avverbiale “in fretta” occorre che la colleghiamo alle parole rivolte dall’arcangelo Gabriele a Maria. Dopo l’annuncio che avrebbe concepito il Figlio di Dio, Maria, turbata, replica all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Dopo averla assicurata che ciò sarebbe avvenuto per opera dello Spirito Santo, l’angelo rinvia Maria a quanto era accaduto a sua cugina Elisabetta: «Ecco – le dice –, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
La locuzione verbale “in fretta” non esprime soltanto la premura caritatevole con cui Maria va a prestare soccorso alla cugina, ma racchiude anche il desiderio di Maria di verificare di persona, nella gravidanza straordinaria di Elisabetta, che davvero nulla è impossibile a Dio e che la sua grazia può tutto, anche ciò che è umanamente impensabile.
La carità premurosa e gioiosa di Maria si fonde dunque con l’intimo bisogno di costatare di persona e quindi di condividere con Elisabetta l’esperienza dell’irruzione di Dio nella propria vita. È come se Maria avesse avvertito urgente dentro di sé il bisogno di confrontarsi con Elisabetta, certa che, più di altri, ella avrebbe potuto comprenderla, poiché anche lei aveva sperimentato la mano prodigiosa del Signore nella propria vita. E tale costatazione la farà prorompere in quel cantico di fede e gioia che è il Magnificat.
Anche qui intravediamo un messaggio che fa al caso nostro. In primo luogo Maria ci invita a percorrere il cammino di ogni giorno con la prontezza di chi desidera accogliere la Parola di Dio, facendole spazio nella propria vita e lasciando che i propositi di bene da essa suscitati si trasformino in azione concreta e generosa a servizio dei nostri fratelli e sorelle, in particolare dei più bisognosi.
In secondo luogo Maria ci esorta ad aguzzare gli occhi del cuore perché possiamo riconoscere con stupore e gratitudine quei piccoli prodigi che il Signore dissemina in noi e attorno a noi, e con i quali ci incoraggia a perseverare nella fede, nella speranza e nella carità, quelle virtù cristiane che hanno il potere di illuminare la nostra vita e sostenerla anche in mezzo alle prove.
Sorelle e fratelli carissimi, questa solennità dell’Assunzione di Maria al cielo possa essere un’occasione propizia per aprirci maggiormente al riconoscimento della presenza vivificante del Signore nella nostra vita e per rinverdire il nostro impegno quotidiano a testimoniare con gioia e generosità la vita buona del Vangelo.
Maria, Madre di misericordia, splendente come il sole e bellissima come la luna, Regina del cielo e della terra, assunta al di sopra degli angeli e dei santi, ci venga incontro e interceda per noi e per il mondo intero; avvolga nel suo manto materno l’umanità ferita e vilipesa dalle ingiustizie e dalle guerre fratricide, e ci aiuti a vivere in questo mondo alla luce delle realtà eterne, quelle che Ella già condivide col suo Figlio Gesù. E così sia!






























