Santa Pasqua 2026 a San Paolo fuori le Mura, l’omelia del Rev.mo Abate Donato Ogliari
Domenica di Risurrezione
Gv 20,1-9
Come è noto, l’evento della Risurrezione – ossia che cosa sia precisamente accaduto al cadavere di Gesù – è avvolto nel mistero. Quello che gli evangelisti narrano è l’incontro del Signore Risorto con i suoi discepoli. Nel brano evangelico appena proclamato si narra, invece, della constatazione della tomba vuota da parte di Maria di Magdala – la Maddalena, una delle donne che stavano ai piedi della croce di Gesù nel momento della sua crocifissione e morte – e dei due apostoli Pietro e Giovanni.
La prima ad entrare in scena è Maria Maddalena. La vediamo andare al sepolcro di buon mattino, quando era ancora buio. Giunta al sepolcro nel quale era stato deposto Gesù ella vede che la pietra che ne chiudeva l’ingresso era stata rotolata via. D’istinto – e questo è quanto dirà agli apostoli, quando andrà a riferire loro quanto aveva visto – crede che il cadavere di Gesù sia stato trafugato.
Appresa la notizia, Pietro e Giovanni si precipitano al sepolcro vuoto. Benché Giovanni, che era più giovane, arrivi al sepolcro prima di Pietro, si limita a gettare uno sguardo all’interno e lascia che sia Pietro ad entrare per primo. Di lui l’evangelista dice che «entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte», ma non dice che cosa abbia pensato né se quel che aveva visto era stato sufficiente per destare in lui la fede nel Risorto.
Quando invece entra Giovanni – che poco prima era stato descritto come il discepolo prediletto, «quello che Gesù amava» – si dice di lui che «vide e credette». Si direbbe dunque che Giovanni abbia compreso il senso di quelle tracce – i teli e il sudario – lasciate nel sepolcro da Gesù risorto. Tuttavia, tutto finisce qui, e l’evangelista commenta dicendo che essi «non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli [Gesù] doveva risorgere dai morti». C’è dunque qualcosa che manca, un qualcosa che non si è ancora verificato, e questo qualcosa è la comprensione delle Scritture.
Con questa sottolineatura l’evangelista vuol farci comprendere che là dove c’è la comprensione delle Scritture è possibile credere anche senza vedere. Indubbiamente, quella dell’apostolo Giovanni è una fede autentica – ha visto e ha creduto! – e tuttavia non rappresenta ancora la fede ecclesiale. Infatti, i credenti che faranno parte della Chiesa che si formerà successivamente, non crederanno in Gesù e nella sua Risurrezione perché avranno avuto la possibilità di vedere quello che Giovanni e Pietro hanno visto nel sepolcro vuoto. La loro fede, cioè, sarà – per così dire – indiretta, nel senso che non si baserà su un dato accertabile di cui avranno potuto fare esperienza diretta, ma sarà ancorata alla Parola delle Scritture e alla testimonianza di coloro che hanno visto i segni della Risurrezione di Gesù e sono stati testimoni delle sue apparizioni, come Pietro e Giovanni appunto.
Ma torniamo al racconto evangelico e soffermiamoci brevemente su alcuni aspetti che possono aiutarci a meglio contemplare il mistero della Risurrezione di Gesù, lasciando che essa illumini e rafforzi il nostro cammino di credenti, di noi che siamo chiamati a vivere come «risorti in Cristo» – come ci ha ricordato la Seconda Lettura (cf. Col 3,1-4) – ossia come persone che si lasciano guidare dal Vangelo e vivono tenendo il pensiero rivolto alle «cose di lassù».
1. La prima considerazione verte sull’espressione con cui si apre il brano evangelico proclamato: «Il primo giorno della settimana». Non si tratta di una semplice annotazione cronologica. Nel Vangelo di Giovanni, così intessuto di simboli, questa espressione rimanda al “primo giorno della creazione” nel quale Dio creò la luce. Ora, nel primo giorno della settimana, ossia il giorno dopo il sabato giudaico, a rifulgere è un’altra luce, quella della Risurrezione di Gesù.
Benché anche noi, come la maggior parte dei paesi, abbiamo accolto lo standard internazionale (ISO 8601) secondo cui la settimana inizia col lunedì, nella tradizione cristiana la settimana inizia con la Domenica, il giorno del Signore risorto. È da esso che prendono avvio tutti gli altri giorni.
Se nel primo giorno della creazione la luce ha fugato le tenebre che avvolgevano il mondo, nel primo giorno della settimana, il giorno della sua Risurrezione, il Signore Gesù ha ri-creato l’uomo, lo ha liberato dalle tenebre del peccato, della rassegnazione, della paura, e gli ha promesso di ri-crearlo definitivamente un giorno, quando anche lui entrerà nella gloria della risurrezione.
2. La seconda considerazione riguarda la corsa. In essa è coinvolta Maria Maddalena, la quale corre ad avvisare i discepoli che il sepolcro in cui era stato deposto Gesù era vuoto. Appresa la notizia, gli apostoli Pietro e Giovanni corrono a loro volta verso il sepolcro per verificare de visu quanto riferito da Maria Maddalena.
In questa corsa possiamo cogliere una metafora della fede cristiana. Quest’ultima, infatti, non è una realtà statica che si appoggia sull’apprendimento di alcune formule dogmatiche. La fede cristiana è una fede incarnata che coinvolge attivamente il credente, in ogni luogo e in ogni tempo, nella ricerca del Signore, nell’adesione al suo Vangelo e nell’impegno missionario a testimoniarlo. Come già amavano definirla i primi cristiani, la vita cristiana è una “via”, un cammino da percorrere con perseveranza e gioia in compagnia del Signore risorto. Nulla di stagnante, dunque, la nostra fede, bensì un moto continuo e sempre nuovo alla ricerca delle tracce che il Signore dissemina nella nostra vita personale, nel corpo ecclesiale e nella storia, anche quando quest’ultima – sulle prime – sembra refrattaria alla sua presenza.
3. La terza considerazione ci riporta a Giovanni, il discepolo che Gesù amava, come chiosa lo stesso evangelista. La sua fede – come già detto – è nata dall’aver visto («Vide e credette»). Aveva visto il sepolcro vuoto e «i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte». Aveva visto, cioè, le stesse cose che avevano visto anche Maria Maddalena e Pietro. Eppure di loro due non si dice che credettero. Lo si dice solo di Giovanni. E questo ci porta a dedurre che, oltre che con gli occhi del corpo, è necessario vedere anche con gli occhi del cuore. Sì, è stata la chiaroveggenza dell’amore a dare a Giovanni – il discepolo che Gesù amava – la certezza che il Cristo era risorto!
Questo significa che, per essere incisiva, la fede ha bisogno di essere supportata e vivificata dall’amore. Gesù Risorto è una persona viva – anche se ora sta alla destra del Padre – e vuole che ci rapportiamo a Lui illuminati dall’amore che fortifica la nostra fede e mantiene viva la nostra speranza. Solo così potremo a nostra volta illuminare e riscaldare il cuore di quanti incontriamo sul nostro cammino con la testimonianza di una vita che profuma di Vangelo e che riluce della presenza del Risorto. Buona Pasqua di Risurrezione a tutti!
Donato Ogliari O.S.B.




























