Venerdì Santo 2020

OMELIA DEL PADRE ABATE ROBERTO DOTTA

Cari fratelli e Sorelle, il Venerdì santo è il giorno in cui tutta la Chiesa sosta ai piedi della croce per meditare sul valore dell’amore di Cristo definitivamente manifestato nella sua morte. La nostra basilica e le nostre chiese sono spoglie e silenziose. Oggi non si celebra l’eucarestia: l’unico sacrificio resta quello di Cristo appeso sulla croce per segnare il legame definitivo fra il cielo e la terra. Ecco il nostro Dio: osteso, mostrato a tutti, appeso ad una croce da cui pende esanime. Si, fino a questo punto Gesù ha voluto arrivare per manifestare la misura, senza misura, del suo amore. Tutto è compiuto, tutto è stato detto, tutto è stato dato. A noi, ora, spetta solo di piegare le ginocchia e di professare che davvero Gesù è il Cristo di Dio, come solo sa fare il pagano centurione. E allora quella croce, per noi discepoli, diventa luminoso segno di salvezza, esplicita e definitiva testimonianza d’amore. Quella croce che dovrebbe pendere sulle nostre scelte, che dovrebbe orientare tutte le nostre decisioni. Croce diventata unità di misura dell’amore che Dio ha per noi. Dunque, fermiamoci, ai suoi piedi nel silenzio dell’anima per comprendere fino a che punto siamo amati. *La mia mente va alle famiglie che in questi giorni si aggrappano alla Croce di Gesù come ad una zattera nel mezzo di un torrente in piena. Penso a coloro che piangono per la morte dei loro cari, a coloro che vivono questi giorni nel silenzio devastante di un letto d’ospedale e a quelli che sono distrutti dalla solitudine. Penso ai dottori e al personale paramedico che lavorano instancabilmente, a coloro che lottano contro la superficialità di molti cittadini e a tutti quelli che non hanno ancora idea di cosa potranno dare da mangiare ai loro figli nelle prossime settimane… Come cristiani crediamo che Gesù condivide con noi la nostra umanità e la riempie di una nuova e inaspettata dignità. La sua carne divina sperimenta dolore, abbandono, solitudine e fallimento, ed è in questo modo Gesù che ci raggiunge nel più terribile abisso della nostra umanità. Ci viene a cercare con le braccia aperte, anzi, spalancate, e ci insegna che la vita non può essere intrappolata in nessuna tomba. Gesù, il Signore, rimane lì appeso al nudo legno della croce: si tratta della debolezza devastante e meravigliosa dell’amore che noi ora adoriamo. *Molti, in questo periodo, hanno scritto o telefonato per manifestare il dolore e la sofferenza nel dover rinunciare alle celebrazioni di questa atipica Settimana Santa, tanto strana per molti aspetti, ma che può diventare ricca se sappiamo accoglierla come momento di spogliazione secondo il concetto di Kenosi usato da San Paolo nella Lettera ai Filippesi, quando scrive: «Cristo svuotò se stesso». Come Cristo si è spogliato della sua gloria divina nella morte in croce, così noi dobbiamo spogliarci del male che ci abita e che ci impedisce di essere discepoli veri e fedeli. Stasera, adorando la Santa Croce, chiediamo a Dio Padre di accrescere la nostra fede e di rafforzare la certezza nella redenzione eterna. Amen.

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