Giovedì Santo 2020

OMELIA DEL PADRE ABATE ROBERTO DOTTA

Cari Fratelli e Sorelle, ieri sera ho ricevuto questa riflessione da parte di una religiosa che vive in una zona povera del lontano Brasile, nella ex favela di Pato Branco, a sud-est del Paranà. La mail diceva: Dom Roberto, lo so che è ancora mercoledì, ma il vangelo di oggi ci ha già portato nella sala dove Gesù sta celebrando la Pasqua. E sto cercando d’immaginare lì Gesù con i dodici. Non riesco a vedere allegria, piuttosto percepisco un denso silenzio, riempito da tanto timore nel cuore degli apostoli e pieno d’amore in quello di Gesù. E m’immagino Lui, Gesù, che, per rispondere al sentimento forte del suo Cuore, inventa il modo di perpetuare la Sua presenza. Ma ha bisogno di chi la renda possibile. Ed allora, con un sentimento di benevolenza (e quasi di gratitudine) guarda coloro che sono con Lui a tavola e chiede loro il ‘favore’ di consacrare in Sua memoria. E la tavola si allarga. La sala si allarga e si riempie di uomini che si offrono per aiutare. E Lui, che ha un cuore immenso, abbraccia ciascuno con tutto il suo affetto. *Questa anziana sorella, priva di altisonanti titoli in teologia, ma solo ricca nello spirito e con una lunga esperienza di vita, ha riassunto perfettamente, in poche righe, la grandezza del mistero che stasera qui stiamo celebrando. *L’aria che si respira nel Vangelo appena proclamato è quella di una fine imminente. Lo sa bene, il Maestro che ha fatto di tutto per convertire il cuore degli uomini e il cuore del suo popolo. Gesù, come accade anche a noi, sperimenta il limite, misura la fragilità, pesa il rifiuto dell’uomo che, nella sua pochezza, inizia a pensare: cosa ce ne facciamo di un Dio che dialoga? Che ce ne facciamo di un Dio che ci lascia liberi di scegliere? Che ce ne facciamo di un Dio che rifiuta le regole chiedendo solo di amare? Che ce ne facciamo di un Dio che ci chiama “amici”, costringendoci a schierarci? Si, parrebbe davvero che sia finita! Lo sa bene Giuda, l’unico fra i dodici che ha veramente capito cosa sta succedendo, l’unico che cerca un’ultima, disperata soluzione. Gesù si ritrova solo a decidere sul da farsi. Forse andarsene? Forse mollare tutto? Forse arrendersi all’evidenza? No. Notiamo che in quella cena, che diventa pasquale, Gesù va oltre, si dona, si consegna alla nostra assordante indifferenza. Tutto avviene in quella cena che ora ripetiamo, in obbedienza. Quella cena conosciuta come ultima, ma che in verità è la prima, quella da cui tutto scaturisce. Quella cena che oggi vivremo con fede, silenzio, ed in spirito adorante. Siamo qui tentando di misurare l’amore del Padre e non ci accorgiamo che ne siamo già travolti e avvolti mentre Dio si dona in un pezzo di pane. *Avete mai notato che il comportamento nei confronti di Cristo di chi oggi partecipa all’eucarestia resta simile a quello degli apostoli all’ultima Cena? Nel tempo ci sono stati e ci sono tuttora dei santi e dei peccatori, dei fedeli e dei traditori, dei martiri e dei rinnegatori, e poi tanti distratti! E noi? Urge riflettere e chiederci chi siamo? Qual è il nostro atteggiamento nei confronti di Cristo? Confidiamo di non avere nulla in comune con Giuda, il traditore, e speriamo di poter seguire san Pietro sulla via del pentimento. Tuttavia, come monaci, il nostro desiderio più profondo deve essere quello di vivere l’esperienza di san Giovanni, cioè di poter amare Gesù in modo che Egli ci permetta di accostarci al suo petto per sentire, come i neonati con la loro madre, i battiti di un cuore colmo di quei sentimenti d’amore a cui noi, spiritualmente, ogni giorno aneliamo; infine vorremmo che il nostro amore si unisca al Suo per poter affermare con il nostro san Paolo: “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me” (Gal 2,20). * In ultimo penso a questa situazione di minaccia e di emergenza per la pandemia del covid-19, situazione di privazione e di inedita e forzata riflessione non solo sulla nostra vita personale ma, soprattutto, sulla vita di tutti nel mondo e nella Chiesa. Quest’anno il Signore ci sta guidando in un esodo in cui siamo chiamati a dare tutti il nostro contributo. La Chiesa non è privata dell’Eucarestia, che viene quotidianamente celebrata senza fedeli dai suoi sacerdoti, ma tutti veniamo interrogati sul desiderio che abbiamo dell’Eucarestia, specialmente chi non la può ricevere; il digiuno quaresimale, con le sue regole e tradizioni, ha lasciato il posto ad inediti digiuni che non ci siamo scelti, ma a cui dobbiamo rispondere con amore e speranza. * Cari Amici, Gesù ora ci invita a sederci al tavolo dell’ultima cena. Non importa quante volte abbiamo sbagliato o imboccato strade non giuste: ciò che conta è che stasera siamo qui perché il Signore vuole plasmare i nostri cammini di carità, di solidarietà e di tenerezza verso i fratelli per una vera e profonda nostra conversione. Amen

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