Domenica di Pasqua 2020

OMELIA DEL PADRE ABATE ROBERTO DOTTA

Cari Fratelli e sorelle, ho l’impressione che siamo arrivati al giorno di Pasqua un po’ come i primi cristiani durante le persecuzioni, stando in casa, nascosti ed impauriti, dopo 50 giorni di quarantena, che è più di una quaresima! In questo tempo le chiese sono state aperte, ma silenziose, prive di celebrazioni pubbliche. Abbiamo reimpostato le nostre vite e misurato le nostre fragilità. Forse pensavamo di essere sani, ma abbiamo compreso che ci si muoveva in un mondo malato, che in pochi giorni ci ha messo davanti alle nostre illusioni, ci ha costretto a interrogarci sul vivere e sul morire, su quante cose pensavamo ci fossero essenziali. In queste settimane abbiamo ripetuto che la Chiesa è viva: e non lo è di certo per le pur lodevoli iniziative tecnologiche con cui molti sacerdoti si sono industriati a trasmettere in diretta l’eucarestia o i vari momenti di preghiera celebrati: la Chiesa è viva perché nonostante il disastro sanitario del Coronavirus, anche quest’anno Cristo è risorto. *La Pasqua ci libera dai macigni che ingombrano il cuore, che ammorbano la vita, che impediscono la visione della luce, che vorrebbero fermare l’azione di Dio. La Pasqua è la festa delle paure che rimettono in discussione le nostre fragili convinzioni di fede. *Tristemente, i nemici di Gesù, quelli che lo ritenevano eccessivo, poco religioso, poco osservante delle norme, poco rispettoso delle autorità, da veri vigliacchi, in fretta e di nascosto, lo hanno fatto fuori. I discepoli del Nazareno, dimostratisi senza coraggio, si sono subito dileguati. Con questa modalità pareva definitivamente chiusa la faccenda di Gesù, che avviene alla vigilia di una grande festa, tentando così di farla passare inosservata. Inoltre, per evitare le mosse inattese dei soliti fanatici, viene fatta vegliare la tomba da alcuni soldati armati. Notiamo che viene organizzata la sorveglianza di un inerme cadavere per evitare che un gruppetto di pastori e pescatori lo rubi. Curioso non vi pare! *Nel vangelo di Matteo, un angelo spudorato ha detto alle donne affrante di smettere di cercare il crocefisso. Dopo la lunga notte insonne, loro erano pronte e volevano, come ultimo gesto di femminile attenzione, ripulire quel corpo squarciato, sepolto troppo frettolosamente. *In questo atteggiamento possiamo ritrovare noi stessi quando pensiamo di rendere onore a Dio imbalsamandolo. Quando crediamo di renderlo felice costruendogli edifici o monumenti, piuttosto che diventando testimoni. Talora pronti a versare chili di profumo e di unguenti mielosi. Ma non a convertirci. Proprio noi che abbiamo indossato la maschera del penitente e dell’affranto ai piedi della croce. *Le donne non trovano nessun cadavere su cui piangere. Sparito, svanito! Se Dio, per noi, è solo una buona anima da venerare, l’angelo ci ammonisce dicendoci che abbiamo sbagliato indirizzo e che non è più nel sepolcro. Sarà forse questa la ragione per cui facciamo fatica ad incontrare Dio nella nostra vita? Forse perché continuiamo a bussare alla porta di un sepolcro vuoto? Le donne salendo al sepolcro sono preoccupate: chi sposterà la grande pietra? Preoccupazione legittima, certo, ma inutile! *Cari Amici oggi siamo qui per chiederci quale pietra ha limitato o sepolto la nostra fede? Quale pietra tiene lontano Dio dalla nostra vita? Quale pietra ci impedisce di essere veramente felici? Spesso, anche noi consacrati, viviamo avanzando scuse, ponendo condizioni alla nostra ed altrui felicità. I nostri discorsi sono pieni di se fossi, se avessi, se potessi… Il nostro San Benedetto si limiterebbe a dire: verba vana! Se non siamo felici qui e ora difronte al Risorto, nel luogo dove Dio ci ha chiamati a realizzare la nostra chiamata, credetemi, non potremo mai essere felici! Anche in questo maledetto tempo del Coronavirus, anche se la nostra vita terrena dovesse finire qui. *Le donne sono piene di dubbi proprio come lo possiamo essere noi. Ma se nel giorno di Pasqua ci affidiamo al Risorto, le ferite, i dubbi, le difficoltà, i problemi economici e tutte le preoccupazioni di questo grave momento storico, saranno come la pietra tombale che non riusciamo a togliere da soli e che solo Dio può spostare. Così come getta a gambe all’aria i poveri soldati che pensavano di controllare Dio. Ti imploro, Signore, salvami. Ti preghiamo, Signore, salvaci: da ogni paura, dal morire da vivi, dal rendere inutile quanto stiamo vivendo. Salvaci per favore! Amen

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