Domenica delle Palme 2020

Omelia del Padre Abate Roberto Dotta

Cari Fratelli e Sorelle in Cristo, abbiamo già trascorso alcune settimane di questo tempo di quarantena e di blocco della maggior parte delle attività. Il prezioso tempo liturgico della quaresima sta terminando, ed oggi entriamo nella grande settimana avvertendo urgente il bisogno di resurrezione. Ci è chiesto di restare in casa per proteggere i più deboli e permettere al nostro sistema sanitario di reggere. Accanto ad atti di eroismo, di pazienza e di abnegazione, assistiamo, sgomenti, ad atteggiamenti di convenienza e di egoismo. Ce la faremo, certo, ma solo se, nel frattempo, facciamo qualcosa, solo se prendiamo sul serio questa opportunità faticosa e dolente. Ma non per lamentarci ancora, non per continuare a fare le vittime, non per lasciarci distruggere dalla paura. Siamo arrivati alla domenica della Palme dove la Parola ci illumina, ci offre un senso, ci converte, ci consola e ci sazia, mentre ci ritroviamo in quella tragedia che ha cambiato il corso della Storia e che potrebbe anche cambiare la nostra vita! Matteo dice che “La folla, numerosissima, stese i propri mantelli sulla strada, mentre altri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla strada”. Se ci affacciamo alla finestra notiamo la straordinarietà delle nostre strade semivuote, e questo oggi ci fa particolarmente riflettere. Sono strade come quella che ha percorso Gesù, luoghi capaci di creare relazione. Quelle strade ci hanno visto crescere, e sbagliare, cadere e rialzarci. *Quel giorno la folla, a Gerusalemme, non aveva certamente compreso la grandezza di ciò che stava accadendo. Alla folla piaceva l’idea di un Dio che non si barrica nel Tempio, che non si nasconde dietro il Velo, che si mischia con la gente. Ma quella stessa gente, più tardi, ha avuto paura, quando sulla strada del Calvario ha compreso il rischio di un Dio troppo umano. Occorre che torniamo a stimare le nostre strade. Quelle strade che sanno di polvere e mistero. Quelle strade che gridano povertà e sussurrano solitudine. Quelle strade che Tu Signore continui a percorrere, Dio fatto carne, per camminare in questa umanità disorientata. *Quel giorno la folla stendeva mantelli, perché è bello sentire che un Dio voglia camminare sui nostri indumenti, che voglia farsi così intimo a noi! Poi, però, sul Calvario, si divideranno le Sue vesti. L’Amore grande e puro continua a fare paura. Come monaci dobbiamo percorrere strade che ci vedono camminare abbandonando le sicurezze. Quelle strade che raccontano di una nostalgia, di una casa paterna da raggiungere. Quelle strade che Tu Signore hai percorso per testimoniarci la possibilità di una direzione e di un Senso. Occorre che, come cristiani, torniamo con Te sulla strada che hai percorso per entrare in Gerusalemme, profezia della salvezza pasquale. Occorre che entriamo con te in Gerusalemme, incredibile messaggio di speranza per tutte le Gerusalemme del mondo. Occorre che torniamo alle nostre strade. Quelle della nostra quotidianità. Quelle di cui conosciamo benissimo la polvere. Quegli spazi che permettono l’incontro, la comunicazione, la resistenza al dramma dell’isolamento. Occorre che torniamo alle strade che abbiamo scelto, e che lo facciamo adesso, subito, con passione. Occorre che restiamo fedeli ai nostri ampi corridoi monastici anche quando vanno in salita sotto un cielo buio che assomiglia tanto al tuo Calvario. Occorre che torniamo alle strade perché tu, sulla strada, ci attendi. E che il nostro camminare possa diventare sempre di più seguire, seguire Te. E che il nostro amore si lasci fecondare dal bisogno di muoverci incontro a Te, incontro ai fratelli con cui viviamo, incontro a noi stessi. Amen

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